Diffusi ovunque sulle terre emerse, i celuridi hanno lasciato tracce fossili (anche se piuttosto incomplete) in America, Europa, Africa, Asia e Australia.
Saurischi bipedi, carnivori dalle probabili abitudini di "spazzini", sono suddivisi in vari generi a seconda delle caratteristiche dimensionali e strutturali; il più conosciuto (al quale appartiene il reperto fossile più completo rinvenuto nel Wyoming), è quello di Ornitholestes (vedi immagine sopra) letteralmente "uccello predone": lungo fino a 2 metri, era uno dei celuridi più grandi con un peso che si doveva aggirare sui 44 chili. Fra i più piccoli troviamo invece Microvenator e Jubbulpuria della corporatura di un tacchino; nella media si trovavano Coelurus, Aristosuchus , Sinocoelurus, Teinurosaurus, lnosauna e Ornithomimoides, dalle dimensioni per la maggior parte paragonabili a quelle di un uomo.
Il più grande genere della famiglia doveva essere Zakuru: dall’esame dell’unico reperto rinvenuto (una tibia venuta alla luce in Australia) si ritiene fosse lungo circa 2 metri e mezzo e pesasse 55 chilogrammi circa.
I celuridi sopravvissero per circa 60 milioni di anni, fra il Giurassico superiore e il Cretacico superiore (da 195 a 130 milioni di anni fa). Da ciò che si è potuto ricostruire sulla base dei reperti fossili (soprattutto quelli più completi, appartenenti a Ornitholestes) questi dinosauri presentavano una struttura tipica dei celurosauri: corporatura leggera, snella e scattante, coda lunga che bilanciava gli scatti repentini e i lunghi salti, collo flessibile. Hanno le zampe posteriori forti e unghie che consentivano una salda presa sul terreno durante i movimenti. Le zampe anteriori, anch’esse molto lunghe, hanno invece mani con 3 dita: mentre il primo dito è notevolmente ridotto, il terzo è molto sviluppato e tutte le dita sono dotate di forti artigli, strumenti ideali per ghermire una preda in fuga e trattenerla con una presa saldissima e sicura. Il cranio, leggero e robusto, presenta una bocca armata di denti taglienti: quelli anteriori sono diritti e appuntiti, quelli posteriori ricurvi all’indietro e affilati come lame, una dentatura caratteristica di un carnivoro vorace, che conferisce all’animale un morso saldo ed efficiente.
Alcuni recenti ritrovamenti fatti in Mongolia, suggeriscono che proprio questa famiglia di dinosauri abbia dato origine agli uccelli: alcuni fossili (per quanto controversi) infatti, mostrano la presenza di uno sterno, l’osso che caratterizza gli uccelli e sul quale trovano attacco i muscoli del volo. D’altra parte, le somiglianze anatomiche che legano Archaeopteryx a Compsognathus sono sempre state evidenti, e non stupisce che la linea evolutiva degli uccelli possa partire da questa famiglia di rettili. Si attendono nuove rivelazioni dallo studio dei numerosi fossili che continuano ad affluire ai laboratori specializzati: un fossile conservato nel British Museum di Londra e considerato fino a pochi anni fa un Compsognathus, è stato recentemente attribuito da Ostrom ad Archaeopteryx, ed è probabile dunque che ancora molti cambiamenti si verificheranno col passare tempo nell’albero genealogico degli uccelli.
Perfettamente adattato alle foreste caldo-umide del Giurassico, Ornitholestes era un predatore famelico; è probabile che fra le sue vittime principali vi fossero numerosi animaletti del sottobosco (dagli insetti ai rettili più piccoli, dai mammiferi agli uccelli) e che integrasse la propria dieta con i resti lasciati dalla caccia dei carnosauri giganti, predatori ben più potenti, aggressivi e feroci. Non è da escludere che i celuridi formassero gruppi di 2-4 individui associandosi specialmente in occasione della caccia: in questo modo, inseguendo velocemente la preda e assalendola da più direzioni, potevano abbatterla facilmente afferrandola alla gola.

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