Fossili di fabrosauridi sono stati rinvenuti in Nord America, Europa, Africa e Asia, ma quelli più significativi, che hanno dato maggiori informazioni per la loro ricostruzione, sono quelli provenienti dal Lesotho, in Sud Africa.
I fabrosauridi sono, con gli eterodontosauridi, gli ornitischi più primitivi: bipedi facoltativi o quadrupedi, erbivori, erano animaletti di piccole dimensioni che difficilmente superavano il metro di lunghezza. Nonostante i ritrovamenti fossili siano relativamente poco numerosi, si distinguono 4 generi diversi: Echinodon, Lesothosaurus, Fabrosauruse Scutellosaurus (che alcuni studiosi collocano in una famiglia a sè), e si ritiene che siano vissuti dalla fine del Triassico (circa 200 milioni di anni fa) al Giurassico.
Il primo reperto (alcuni denti e una mandibola) fu attribuito da Owen a una lucertola sconosciuta, cui dette il nome di Echinodon.
L’errore fu chiarito solo dopo il ritrovamento di un frammento di mandibola irto di piccoli denti che, pur essendo molto simili a quelli di Echinodon, vennero attribuiti alla nuova specie Fabrosaurus australis.
Nel 1970 venne alla luce uno scheletro completo, con caratteri simili a quelli dei fossili conosciuti: fu chiamato Lesothosaurus diagnosticus e ancora rappresenta bene i caratteri di tutta la famiglia. Un po’ come gli eterodontosauridi, Lesothosaurus era un corridore bipede facoltativo, leggero, con zampe posteriori lunghe e sottili, zampe anteriori poco più corte, coda lunga e affusolata. Il bacino, con ischio e pube rivolti all’indietro come negli uccelli, è chiaramente quello di un ornitisco, così come i tendini che irrobustiscono la colonna vertebrale saldando fra loro le vertebre. Il cranio triangolare è alleggerito dalle grandi orbite e da aperture nelle quali, forse, trovavano spazio i muscoli contratti nella masticazione. Mentre sono accomunati ad altri ornitischi per l’osso predentale della mandibola e il becco corneo, la forma dei denti è un elemento che li contraddistingue: ridotti, sottili, scanalati lateralmente e dal margine acuminato e tagliente, con lunghe radici affondate nell’alveolo e una corona piatta a forma di foglia, i loro denti mostrano una struttura generale da erbivoro adatta però a mangiare anche gli insetti. È certo, comunque, che i fabrosauridi non masticassero: chiudendo i denti appuntiti sul becco corneo, essi potevano solo tagliare il cibo a pezzetti e inghiottirlo.
Attualmente è il Conolophus subcristatus, l’iguana terrestre delle Galapagos, ad avere un apparato boccale simile: anch’essa inghiotte senza masticare pezzi di cactus di cui si nutre, per digerirli poi attraverso complessi processi di fermentazione in un apparato digerente lungo e complicato; per analogia, si pensa che anche questi dinosauri avessero comportamento e organismo simile.
Privi di armi di difesa, è probabile che i fabrosauridi si difendessero dagli attacchi dei carnivori con la fuga veloce, cambiando rapidamente direzione con scatti repentini, bilanciandosi abilmente con la coda. Forse qualche genere (Scutellosaurus, per esempio) aveva il dorso protetto di piastre ossee: è probabile dunque che questi animali avessero maggiori possibilità di salvezza. La presenza di zampe anteriori più sviluppate suggerisce, in quest’ultimo genere, anche la possibilità che esse fossero sfruttate per una più sicura andatura quadrupede.
Secondo l’ipotesi proposta da Thulborn, lo "scopritore" di Lesothosaurus, questi animali avrebbero popolato zone a clima arido e desertico, superando con un periodo di "estivazione" (una specie di letargo estivo) i mesi critici in cui il caldo secco raggiungeva un livello pericoloso.
Lo studioso si basa sul ritrovamento di due fossili accucciati uno vicino all’altro in rocce tipiche di un clima arido: nella bocca dei due animali si vedono sia denti usurati e caduti, sia denti nuovi, quasi che in un periodo di quiete essi stessero rinnovando tutta la dentatura. Se i fabrosauridi si nutrivano di piante fibrose, la sostituzione dei denti consumati avrebbe potuto implicare gravi problemi nel caso essa si fosse svolta durante periodi di normale attività; l’estivazione, invece, avrebbe costituito un’ottima occasione per sostituirli tutti in una volta. Anche quest’ipotesi, tuttavia, si presta a varie critiche: le piante tipiche delle zone desertiche non sono fibrose, come presuppone Thulborn, ma ricche di succhi; inoltre, accanto ai due fabrosauridi sono stati ritrovati i denti di un saurisco: è possibile dunque che i due erbivori non si trovassero nella loro tana, ma nel "ripostiglio" del loro predatore. O, ancora, il sito del ritrovamento avrebbe potuto essere un luogo di accumulo casuale di resti.

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