I primi fossili di iguanodontidi venuti alla luce furono anche i primi a essere attribuiti a un rettile sconosciuto: si trattava dei denti di Iguanodon, rinvenuti da Mary Ann Woodhouse e da Gideon Mantell (1822).
Da allora, un’incredibile abbondanza di reperti testimonia la diffusione di questi dinosauri nel mondo: scheletri e impronte sono stati ritrovati in tutti i continenti, zone polari incluse.
Ornitischi giganti (Iguanodon raggiungeva i 9 metri di lunghezza, i 5 di altezza e pesava fino a 4 tonnellate), bipedi obbligati, erbivori, questi animali vissuti in pieno Cretacico (fra 130 e 65 milioni di anni fa) vengono suddivisi – sia pure non all’unanimità – in 10 generi: Anoplosaurus, Craspedodon, Iguanodon, Kangnasaurus, Mochlodon, Muttaburrasaurus, Ouranosaurus, Probactrosaurus, Vectisaurus e Tenontosaurus. Poichè i resti di Iguanodon sono i più comuni, questo genere è il più studiato, il più conosciuto e il più ricco di specie.
Delle 11 conosciute, però, quelle valide sono Iguanodon benissartensis e Iguanodon atherfieldensis: nonostante i ricchi ritrovamenti, infatti, su molte esistono ancora dubbi consistenti poichè è difficile stabilire se le differenze strutturali notate nei fossili siano dovute a una vera e propria diversità di specie, o se piuttosto non si tratti di una variabilità all’interno di una specie unica (potrebbero essere legate, per esempio, a dimorfismo sessuale). Nel caso di alcuni fossili, infine, rimane addirittura il dubbio che si tratti davvero di resti di iguanodontidi: Kangnasaurus coetzeei, per esempio, potrebbe essere anche un ipsilofodontide.
Iguanodon fu anche il primo dinosauro a essere fisicamente ricostruito, anche se quest’operazione (realizzata dal pittore Hawkins, nel Crystal Palace di Londra, sotto la guida di Owen) non portò a una riproduzione verosimile: era un tozzo quadrupede con un corno sul muso, e risultava dall’accozzaglia di vari caratteri tipici di animali viventi diversi. Secondo i più recenti studi, Iguanodon era bipede obbligato; aveva un cranio grande, allungato, simile a quello di un cavallo, con due larghe aperture nasali, due grandi orbite e una scatola cranica ridotta.
Come tutti gli altri ornitischi, la bocca ha nella parte anteriore un becco corneo, mentre i denti, impiantanti in posizione arretrata, sono 100: crestati, serrati in batterie, potevano continuamente essere sostituiti non appena usurati. Le forti mandibole, molto più grandi di quelle di altri erbivori contemporanei, erano coadiuvate da tasche guanciali.
Secondo alcuni autori, poi, Iguanodon aveva una lunga lingua prensile simile a quella di una giraffa, che contribuiva efficacemente alla raccolta e alla masticazione di grandi quantità di vegetali: questa particolare anatomia della bocca doveva rendere Iguanodon fortemente competitivo rispetto agli altri erbivori. La colonna vertebrale è robusta, irrigidita da tendini ossificati. La coda, anch’essa irrigidita, è ridotta a un vero e proprio organo dell’equilibrio. Le zampe anteriori, corte e muscolose, terminano con una mano a 4 dita, fra le quali solo il pollice è armato di un lungo artiglio corneo e cilindrico: quest’efficace arma di difesa attiva fu scambiata da Owen per un corno. Le zampe posteriori, lunghe, potenti, erette sotto al corpo come colonne, terminano in un piede a 3 dita larghe e forti, con unghie trasformate in zoccoli: è probabile che Iguanodon fosse digitigrado.
Quasi inattaccabili grazie alla mole, essi potevano fuggire velocemente o difendersi a colpi d’artiglio con il pollice puntato. È molto probabile, poi, che gli iguanodontidi vivessero in branchi: lo dimostrerebbero anche i resti rinvenuti nel giacimento di Bernissart, in Belgio, dal 1878. Qui, nello spazio ristretto della cava di carbone, si sono trovati ammassati numerosissimi fossili. È, probabile questa zona fosse una palude: entrando nell’acqua, gli iguanodontidi sarebbero restati intrappolati, come si è visto accadere a un branco di ippopotami nell’Africa equatoriale. Sappiamo dunque che essi popolarono quelle zone che nel Cretacico erano coperte di foreste umide, diffuse oltre che nel Nord Europa, anche nell’Africa: a Gadoufouà, nel deserto del Tenerè (in Niger), numerosi scheletri di ouranosauri pietrificati emergono ancora oggi dalla sabbia. Più piccoli ed evoluti degli europei, hanno spine delle vertebre dorsali allungate, appiattite, simili a lamine ossee: è probabile che fossero dotati di una cresta dorsale, la cui presenza poteva essere legata sia alla regolazione termica, sia alle contese territoriali, sia alle competizioni sessuali.

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