Il più importante ritrovamento di fossili di ipsilofodontidi, verificatosi nell’isola di Wight, nell’Inghilterra meridionale, si aggiunge con i suoi 23 scheletri interi di Hypsilophodon foxi(vedi foto) agli innumerevoli altri avvenuti in tutto il mondo: dall’America all’Asia, dall’Europa all’Africa, dall’Australia alle isolette dell’Antartide, le testimonianze fossili confermano la vasta distribuzione di questa famiglia su tutta la Terra.
Ornitischi, bipedi ed erbivori, sono divisi in almeno 12 generi, il più noto dei quali è Hypsilophodon, chiamato anche "dinosauro-gazzella" per l’agilità che doveva caratterizzarlo. Oltre a Dryosaurus, Dysalotosaurus, Fulgurotherium, Loncosaurus , Parksosaurus, Valdosaurus e Zephyrosaurus, ricordiamo anche il genere Othnielia molto più piccolo e contraddistinto da denti smaltati su entrambi i lati.
Anche nel caso degli ipsilofodontidi, tuttavia, esistono controversie tassonomiche: secondo alcuni studiosi, per esempio, Valdosaurus e Dryosaurus dovrebbero essere raggruppati insieme a Kangnasaurus, considerato di solito un iguanodontide, nella famiglia dei Dryosauridi.
Anche se, secondo alcuni recenti studi, alcuni generi potevano forse superare di poco i 4 metri, gli ipsilofodontidi erano generalmente animali di piccola e media taglia, lunghi poco più di un metro e mezzo e del peso di circa 70 chili.
Comparsi già verso la metà del Giurassico (circa 165 milioni di anni fa), questi dinosauri vissero senza evolversi in forme diverse fino alla fine del Cretacico (65 milioni di anni fa): essi costituiscono dunque la famiglia che, fra le tante, è sopravvissuta più a lungo: oltre 100 milioni di anni.
Gli ipsilofodontidi presentano caratteristiche anatomiche molto simili a quelle dei fabrosauridi: erbivori snelli e leggeri, hanno arti posteriori lunghi, sottili, con il femore più corto della tibia; la coda particolarmente lunga che equilibra il peso del corpo durante il movimento: è una struttura tipica del corridore, e se ne deduce che questi animali avevano la capacità di muoversi particolarmente veloci, di correre e di saltare, tenendo il corpo in posizione orizzontale, parallelo al terreno, la testa protesa in avanti e la coda diritta a bilanciare il peso del corpo. Gli arti anteriori, più corti e poco utili, servivano verosimilmente solo per trovare appoggio durante il pasto. Ciò che differenzia gli ipsilofodontidi dai fabrosauridi (dai quali probabilmente discendevano), e che ha costituito probabilmente il loro punto di forza rispetto a questi loro diretti competitori, è l’apparato masticatore particolarmente efficiente: oltre al becco corneo (tipico degli ornitopodi), hanno mascelle robuste e grandi, irte (sia nella parte posteriore, sia in quella anteriore) di denti piatti e taglienti che, stretti gli uni agli altri, formavano una vera e propria lama affilatissima. Le tasche guanciali consentivano di ammassare il cibo nella bocca: in questo modo, essi erano in grado, allo stesso tempo, di strappare e macinare grosse quantità e moltissimi tipi di vegetali. Oltre alla testa breve, eretta sul collo snello, agli occhi mobili protetti da arcate robuste e relativamente sporgenti, gli ipsilofodontidi mostrano altre minori differenze scheletriche: la punta della coda, per esempio, che è irrigidita e diritta a causa dei tendini ossificati che legano le apofisi delle vertebre.
Sappiamo poi dai reperti fossili, che la pelle del dorso, e forse anche quella dei fianchi e della coda, era ricoperta di placche ossee. Mentre le mani hanno 5 dita, i piedi ne hanno 4. La disposizione delle dita dei piedi, considerate in un primo momento opponibili come quelle degli uccelli, portò Hulke a ipotizzare che questi dinosauri avessero uno stile di vita arboricolo: in grado di arrampicarsi agevolmente sugli alberi, essi avrebbero passato la maggior parte del tempo appollaiati sui rami, nutrendosi di frutta, foglie e semi. Le più recenti scoperte fanno ritenere, invece, che le dita del piede fossero tenute parallele, e che questi animali fossero tipicamente terrestri: ritti sulle zampe posteriori erano forse fra i più veloci animali allora esistenti, capaci di raggiungere elevatissime velocità nella corsa, e di sfuggire in questo modo a qualsiasi predatore. Queste caratteristiche, unitamente al potente apparato masticatore che li caratterizza, fecero di loro organismi evolutivamente vincenti, permettendo loro la diffusione su tutte le terre emerse e la colonizzazione degli ambienti più disparati.

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